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Come gestire l’aggressività

Gli studi scientifici sul tema dimostrano che vi è un aumento costante del numero di episodi violenti, soprattutto a scuola e una diminuzione dell’età degli aggressori (A. Milani et al., 2013).

Oltre a questo dato sono noti i crescenti episodi di violenza di genere, intra ed extrafamiliare e la delinquenza in generale.

Le ricerche identificano come fattori predisponenti alla messa in atto di comportamenti violenti la difficoltà di gestione delle proprie emozioni, l’uso di sostanze o alcol, tratti aggressivi, tratti di personalità borderline, un atteggiamento accettante verso la violenza, l’abuso infantile (Ryan C. Shorey et al., 2012).

Se guardiamo dalla parte delle vittime poi, il costo dell’aggressività agita è molto alto.
Chi subisce una qualche forma di violenza va incontro a vari tipi di sintomi, tra cui depressione, ansia, disturbo post-traumatico da stress, uso di sostanze, disturbi somatici. Tutto questo genera alti costi sociali.

L’emozione della rabbia

La rabbia è un’emozione di base, comune a tutti gli esseri viventi.
La sua funzione è quella di attivare una serie di modificazioni psicofisiologiche che ci permettano di reagire a qualche attacco.

Le ricerche psicologiche considerano la rabbia e l’aggressività come reazioni emotive automatiche quando vi è una minaccia fisica. Dal punto di vista evoluzionistico è evidente; reagire ad una minaccia esterna ha lo scopo di preservare la propria sopravvivenza.

Oggigiorno però, vi è un’altra categoria di minacce oltre a quelle fisiche altrettanto determinanti e che riguardano le situazioni sociali in cui ricevo insulti, rifiuti, minacce al proprio senso di sé.
Essere rifiutati socialmente può determinare una minaccia all’autostima, soprattutto per le persone che hanno un concetto di sé fragile. Per queste persone il rifiuto sociale può scatenare intense reazioni di rabbia. In questi casi, se nella persona è presente un basso autocontrollo, è possibile che l’emozione di rabbia sia preludio a qualche forma di comportamento violento.
Ancor più se la persona è sospettosa o ha la tendenza a leggere nelle azioni altrui delle intenzioni ostili (Thomas M. Kelley, Eric G. Lambert, 2012).

Mindfulness per l’aggressività

Alcuni studi hanno dimostrato come un percorso di Mindfulness di 8 settimane sia efficace nel ridurre l’ostilità, l’attitudine all’aggressività fisica, la rabbia in giovani adolescenti del centro di correzione giovanile (A. Milani et al., 2013).

Un altro studio dimostra come un training di Mindfulness sia in grado di ridurre le aggressioni fisiche e psicologiche agite in un campione di studenti universitari (Heppner et al., 2008).

Un’altra ricerca dimostra come la Mindfulness diminuisca in modo significativo la relazione tra uso di alcol e aggressioni sessuali agite contro il partner (Gallagher, Hudepohl, and Parrott, 2010).

Uno studio interessante condotto su poliziotti indica che alti livelli di mindfulness (consapevolezza non giudicante del momento presente) nella persona sono collegati a bassi livelli di rabbia, aggressività e lettura di intenzioni ostili negli altri. Questo dato permette di predire che poliziotti mindful siano meno inclini a rispondere con aggressività al conflitto,alle minacce e agli insulti, frequenti nel loro lavoro (Thomas M. Kelley, Eric G. Lambert, 2012).
Ma in che modo la Mindfulness può agire sull’aggressività di un individuo e quali sono le implicazioni di tutto questo per la nostra società?

Come agisce la Mindfulness

Mindfulness significa prestare attenzione all’esperienza del momento presente in modo non giudicante. Nel caso della rabbia, questo significa osservare senza giudicare le condizioni attuali legate all’accesso di rabbia: l’attivazione del sistema nervoso autonomo, la presenza di pensieri competitivi, la tensione muscolare, ecc.
E comprendere come la rabbia sia un evento transitorio, prodotto non direttamente da un evento esterno (insulto ricevuto) ma da come abbiamo interpretato quell’evento (es. mi ha offeso, nessuno può permettersi, la pagherà).

Quando riusciamo ad essere degli osservatori della nostra esperienza, possiamo vedere come la rabbia abbia a che fare con noi, con i pensieri che sono apparsi nella mente.

Quando siamo consapevoli del processo che si svolge in noi e che genera l’emozione, siamo liberi di scegliere se re-agire in un copione prestabilito che ci limitiamo a ripetere all’infinito o costruire una nuova strategia.

Per esempio quando emerge un’emozione di rabbia potremmo occuparci di questa ferita, coltivando un atteggiamento benevolo e non giudicante nei nostri confronti.

La Mindfulness insegna appunto ad accogliere la nostra esperienza interiore (emozioni, pensieri) senza giudicarla. Infatti, non c’è nulla di sbagliato nell’essere arrabbiati, quello che è sbagliato è agire la rabbia in modo distruttivo.

La Mindfulness accende una luce sulle nostre emozioni e pensieri, permettendoci di riflettere su questi e di agire in relazione a questi in modo libero e non automatico.

I pensieri che scorrono nella mente sono delle manifestazioni passeggere che possiamo limitarci a osservare, lasciandoli venire e andare senza farci coinvolgere dalla storia che raccontano.

Finché non rendi conscio l’inconscio, dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino.
C.G. Jung

 

 

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