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Come nutrire la mente

Come nutrire la mente

Siamo soliti pensare al nutrimento solo come al cibo che introduciamo, attraverso la bocca, nello spazio “fisico” del corpo.
Su questo piano, le scienze nutrizionali e la medicina moderna ci informano già da tempo sull’importanza di scegliere accuratamente i cibi sani su cui basare la propria alimentazione, per mantenere il corpo in condizioni di buona salute.
Minor enfasi viene invece data all’importanza di scegliere, altrettanto accuratamente, tutte le altre forme di nutrimento che “ingeriamo” su un piano mentale e psicologico, e che nutrono la nostra mente.

Il giardino mentale

Un grande maestro di meditazione vietnamita, Thich Nhat Hanh, usa spesso la metafora della mente come un giardino da innaffiare e curare con dedizione.
Se ben curato, il nostro giardino interiore offrirà fiori freschi e profumati per il nostro benessere e quello delle persone con cui entriamo in contatto.
Viceversa, se trascurato e abbandonato alle intemperie psicologiche senza una salda consapevolezza, si inaridirà e si coprirà di erbacce.
Come prenderci cura allora di questo giardino?

Come buoni giardinieri, potremmo guardare in profondità dentro al nostro giardino e osservare, con un senso di curiosità e accoglienza, gli elementi di cui esso è composto: il tipo di terreno, i semi che sono presenti, le erbe infestanti, le condizioni climatiche, e così via.
Osserviamo cosa si affaccia, di momento in momento, nel nostro panorama mentale, quali tipi di pensiero si manifestano più frequentemente, quali sistemi di significato, quali emozioni, quali stati mentali. Se conosciamo a fondo il nostro giardino, sarà più facile comprendere di cosa ha bisogno per poter essere ben coltivato.

Thich Nhat Hanh ci offre una visione della coscienza umana come costituita dalla presenza di diversi tipi di semi: semi di sofferenza e semi di felicità, semi salutari e semi non-salutari.
Dentro ciascuno di noi ci sono semi di rabbia, intolleranza, disperazione, ma anche di gioia, amore, comprensione, e ogni altro tipo di seme.
In ogni persona, alcuni semi sono stati innaffiati maggiormente nel corso del tempo e si sono stabilizzati di più nella coscienza, e altri semi hanno ricevuto minor nutrimento e sono presenti solo in forma di seme ancora sopito.
In ogni momento, è sempre possibile scegliere di innaffiare alcuni semi, e di lasciarne assopire altri, come in un’irrigazione selettiva della coscienza.
La buona notizia è che non è mai troppo tardi per scegliere quali semi innaffiare e iniziare a prendersene cura.

Il nutrimento interiore

E’ possibile prendersi cura dei propri semi a partire da uno spazio di consapevolezza interna, coltivando un’osservazione consapevole di tutti i contenuti mentali che attraversano, di momento in momento, la nostra coscienza.
Se coltiviamo una buona presenza mentale, ovvero la qualità di saper essere presenti e consapevoli nel qui e ora della propria esperienza, potremo diventare abbastanza accorti nel notare il sorgere di qualsiasi stato mentale interno; osserveremo così la presenza in noi, di volta in volta, di uno o un altro seme, e saremo in grado di scegliere se continuare ad alimentare quel tipo di seme oppure lasciare che si affievolisca.

Se riusciamo ad essere presenti, per esempio, alla nostra rabbia nel momento in cui la stiamo sperimentando, divenendo consapevoli di questa emozione e del modo in cui si sta manifestando, abbiamo la possibilità di scegliere come rapportarci ad essa: potremmo magari scegliere di continuare a darle energia, oppure scegliere di prendercene cura senza darle ulteriore nutrimento.
Se ad esempio continuiamo a ripercorrere mentalmente nell’arco della giornata tutta la lista dei motivi per cui ci sentiamo arrabbiati con una persona, focalizzandoci magari sui suoi difetti e sui suoi errori, o se continuiamo a rimuginare sul modo in cui vorremmo punirla, o se parliamo di questa vicenda con tutte le persone che ci capitano a tiro, possiamo immaginare che sia piuttosto probabile che il significato che stiamo dando a questa situazione si consolidi sempre più nella nostra coscienza, assumendo uno stato di “realtà” per noi, poco flessibile e poco aperta a possibili rivisitazioni dell’esperienza.
Molto probabilmente anche l’emozione della rabbia continuerà in questo modo ad essere alimentata, più e più volte.

Esistono molti modi attraverso i quali, il più delle volte inconsapevolmente, continuiamo ad alimentare alcuni stati mentali, per esempio:

  • reiterare più e più volte lo stesso schema di pensiero, ripercorrendolo mentalmente durante la giornata, e continuando a dargli energia;
  • cercare il consenso e la complicità di altre persone rispetto a ciò che stiamo sperimentando, in modo da dargli una forma ancora più solida, data dalla condivisione;
  • ricreare lo stesso tipo di esperienze in modo da verificare le nostre ipotesi;
  • attaccarsi ad uno stato interiore, un’emozione, e identificarsi con essa o ritenerla immutabile, dandole in questo modo ulteriore carburante;
  • anche il modo di parlare può alimentare certi stati mentali o certi significati, sia nel contenuto sia nel tipo di linguaggio usato, nel tono, volume, ritmo.

Potremmo tenere presente il principio secondo cui l’energia segue l’attenzione.
Come dice ancora T. N. Hanh: “Quando rivolgiamo l’attenzione su determinati elementi della nostra coscienza li «consumiamo».
Ogni volta che la nostra attenzione rimane su un determinato contenuto interiore, la nostra energia mentale confluisce lì.

Cambiare il CD mentale

Quando ci accorgiamo di essere completamente immersi in uno scenario mentale che ci procura sofferenza o che va ad alimentare quelle dimensioni di significato che sono poco salutari per noi, possiamo scegliere di non dargli ulteriore nutrimento, e per farlo possiamo “cambiare il CD”, come ci invita a fare ancora T. N. Hanh.
Cambiare il CD mentale non significa reprimere l’esperienza interiore che si sta vivendo; la pratica della presenza mentale consiste invece nel permettersi di riconoscerla, di essere profondamente in contatto, di sorridere e abbracciare teneramente ciò che si sta manifestando nel proprio ambiente interiore.
Dopo averlo riconosciuto e accolto come parte della nostra esperienza, abbiamo la possibilità di scegliere e di darci delle alternative a ciò che stiamo sperimentando.
Ecco allora che possiamo cambiare il CD, invitando altri contenuti mentali nel nostro spazio consapevole.

“Se un’idea è negativa, piena di avidità o di rabbia, puoi usare la consapevolezza del respiro per toccare un seme che sia salutare e invitarlo a emergere; se questo seme salutare è sufficientemente interessante, quello sgradevole si ritrarrà. Il nuovo seme, però, deve essere più attraente altrimenti il seme sgradevole non se ne andrà tanto facilmente e lotterà per conservare la tua attenzione.” T. N. Hanh.

Cambiare il CD mentale significa ricontattare quegli aspetti della nostra coscienza che sono per noi benefici e invitarli ad accomodarsi in noi.

“Se i semi positivi, salutari che sono nella coscienza deposito non si sono manifestati, aiutali a farlo: leggi qualcosa, di’ qualcosa, guarda qualcosa che innaffi in te i semi della compassione e della gentilezza amorevole, in modo che si manifestino nella tua mente. Organizzati la vita in modo che i semi positivi che hai dentro possano essere toccati più volte nella giornata, così che si possano manifestare a livello di coscienza mentale. Non ci vuole molto tempo: invita un ospite meraviglioso a occupare spesso il soggiorno e già questo cambierà l’intera situazione.” T. N. Hanh.

Consumare saggiamente

Esistono diverse fonti di “cibo” per la nostra mente.
Alcune, come abbiamo visto, sono interne, ovvero sono tutte quelle forme di nutrimento che diamo quotidianamente alla coscienza alimentando alcuni stati mentali piuttosto di altri, raccontandoci alcune storie piuttosto di altre, ripercorrendo alcuni significati, nutrendo alcune emozioni.
Altre fonti di nutrimento invece sono esterne: è tutto ciò che “diamo in pasto” alla nostra mente, attraverso l’esposizione ad alcuni stimoli che ci provengono dall’esterno.

Il nutrimento è tutto ciò che ingeriamo attraverso gli occhi, il naso, le orecchie, la lingua.
Sono le situazioni alle quali ci esponiamo, le conversazioni a cui prendiamo parte, gli eventi a cui partecipiamo, le compagnie che scegliamo, le informazioni che assimiliamo.
Tutto ciò a cui quotidianamente esponiamo la mente, va a depositarsi in qualche strato della coscienza e contribuisce a creare dei significati, dei modi di leggere la nostra realtà e gli eventi, contribuisce a risvegliare alcuni stati emotivi.

Potrebbe esserci capitato ad esempio di prendere parte ad una conversazione e di esserci ritrovati più spossati di prima, più tristi, più arrabbiati, perché quella conversazione potrebbe aver portato la nostra attenzione su significati per noi poco piacevoli e salutari o aver risvegliato alcune emozioni spiacevoli.
Lo stesso potrebbe essere accaduto dopo aver fatto una determinata lettura, che ci ha esposto ad informazioni che hanno alimentato alcuni nostri modi di pensare, o dopo aver ascoltato un telegiornale o un programma televisivo.
A volte ascoltiamo una musica per noi piacevole e rilassante e il nostro umore sembra risollevarsi; altri tipi di musica tendono magari a incupirci e a risvegliare stati emotivi malinconici o ansiosi.
Le fonti di “cibo” per la nostra mente possono essere molteplici: ambienti in cui trascorriamo di volta in volta il tempo, conversazioni, stimoli mediatici, letture, internet e social network, videogames, film, musica, stimoli sonori, e così via.

Il più delle volte, lasciamo che la nostra mente venga esposta casualmente a stimoli e situazioni, e non vi diamo molta importanza.
Eppure, iniziando a portare la consapevolezza a ciò che viviamo attimo per attimo, possiamo accorgerci di come alcune “esposizioni” siano per noi più benefiche e salutari, e altre siano molto dannose per la salute della nostra coscienza.
Da qui, l’importanza di scegliere accuratamente ogni tipo di “cibo” per la nostra mente.

A proposito delle conversazioni, in particolare, Thich Nhat Hanh ci offre altri preziosi spunti di consapevolezza:

“Quando conversiamo con un’altra persona, ciò che essa dice può essere pieno di tossine come l’odio, la rabbia e la frustrazione. Quando ascolti ciò che dicono gli altri, consumi quelle tossine, le fai penetrare nella tua coscienza e nel tuo corpo. Ecco perché la consapevolezza della parola e la consapevolezza dell’ascolto sono molto importanti.
Se si svolge intorno a te, siine consapevole. Devi avere una sufficiente consapevolezza mentale per non assorbire questi tipi di sofferenza. Devi proteggerti con l’energia della compassione, in modo che, ascoltando, invece di consumare tossine, dentro di te produrrai attivamente più compassione. Quando ascolti in questo modo, la compassione ti protegge e l’altra persona soffre di meno.”

Usare la consapevolezza per scegliere il buon nutrimento

Ecco alcuni spunti per scegliere consapevolmente come nutrire la mente:

  • nell’arco della giornata, ogni tanto, fermati un attimo, e porta l’attenzione a tutto quello che si sta manifestando nella tua coscienza in quel momento: pensieri, emozioni, sensazioni, stati d’animo. Osserva cosa sta accadendo, in quale scenario mentale ti trovi immerso.
    Osserva anche come ti fa stare la costruzione mentale nella quale stai dimorando, e che effetti produce sui tuoi modi di pensare, agire, parlare; puoi osservare anche quali altre sequenze di pensiero vengono alimentate dallo schema mentale principale.
    Sono per te salutari e nutritive? Corrispondono alle tue aspirazioni di vita o alimentano parti di te che preferiresti non coltivare?
  •  Quali sono le tue aspirazioni più profonde e in che modo vorresti che esse si esprimessero nel tuo modo di vivere ed essere? Quali aspetti della tua coscienza vuoi nutrire e coltivare, e quali preferiresti che si assopissero silenziosamente?
    Quali tipi di pensiero ti danno un buon nutrimento e una buona energia, e quali invece ti risucchiano togliendoti le forze e influenzando il tuo umore?
    Quali tuoi modi di pensare offrono nutrimento alle tue relazioni, e quali invece le danneggiano o inaridiscono?
  • se ti accorgi di essere immerso in contenuti mentali poco piacevoli e poco benefici per te, riconoscili e accoglili con gentilezza; offrigli la tua consapevolezza, respirandoci dentro per un po’.
    E poi prova a cambiare il CD: porta alla tua consapevolezza altri aspetti della tua esperienza interiore, torna al momento presente, prova a innaffiare in te stesso significati ed emozioni più salutari per te. Puoi ricontattarli in ogni momento, e in ogni momento esistono condizioni più che sufficienti per essere felici e in pace.
  •  Mentre sei immerso in una lettura, in una conversazione, nella visione di un film o di programmi televisivi, mentre stai scrivendo, mentre stai usando i social network o altri strumenti di comunicazione online, osservati. Osserva verso quali tipi di contenuti stai dirigendo la tua attenzione, osserva cosa producono in te, come ti fanno stare, quali pensieri e emozioni vengono suscitati da ciò che stai “consumando”, quali parti di te vengono nutrite da tale consumo. Stai consumando qualcosa che è nutriente o tossico per la tua consapevolezza e il tuo benessere interiore?
  •  Dopo aver portato attenzione più e più volte a quello che abitualmente consumi, e agli effetti che tali consumi hanno sulla tua coscienza, fai una scelta consapevole di cosa vuoi continuare a nutrirti e di cosa invece vuoi evitare. Poi usa tutta la tua diligenza, la tua cura per te stesso/a, per orientare concretamente queste scelte. E quando non puoi evitare situazioni per te “intossicanti”, usa la tua presenza mentale per proteggerti interiormente da ciò che stai assorbendo.

Nashira Laura Andreon

Psicologa Psicoterapeuta

1 Commento

  1. Sinceramente,
    c’è un punto che non mi sento di condividere pienamente ,cio’è quello relativo all’ innaffiare sentimenti ed emozioni piu salutari. Provo ad esporre quella che è la mia esperienza: quando qualcosa mi turba, portando la consapevolezza a quella che è la mia esperienza (magari usando i 3 minuti di respiro), piano piano, le sensazioni e i sentimenti sgradevoli, tendono ad affievolirsi ed emergono, da soli, le sensazioni piacevoli o comunque neutre. Cio’ che vorrei sottolineare è che non è un passaggio volontario, quello di spostare il focus dell’attenzione ma, (per lo meno in mè) avviene automaticamente nel momento in cui i pensieri e i sentimenti “sgradevoli” si affievoliscono. Di certo è nostra responsabilità, creare un’ambiente per noi piu’ salubre e nutrire il nostro benessere

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