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Da Inside Out alla Mindfulness: prendiamoci cura delle emozioni.

Ho visto recentemente Inside Out, il nuovo film della Pixar che vede come protagoniste le emozioni personificate di una ragazzina di 11 anni, Riley, mentre affronta le sfide del cambiamento: un trasloco con la famiglia dal Minnesota a San Francisco, la necessità di adattarsi a una nuova casa, un nuovo ambiente, nuovi amici, e i vari assestamenti emotivi che tutto questo comporta.
Il film ci offre una teoria della mente (più precisamente la teoria cognitiva della mente) zoomando sui processi emotivi, conoscitivi, esperienziali che avvengono nella nostra psiche, mentre siamo alle prese con l’”intera catastrofe del vivere”, per dirla alla Jon Kabat Zinn.
Alla torre di controllo della psiche di Riley ci sono loro, le emozioni reificate in veri e propri personaggi , ognuno caratterizzato dal suo colore, la sua forma, la sua ”personalità”: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto.
Seduta alla poltrona, ho riso e mi sono emozionata anch’io.
Trovo che Inside Out offra diversi spunti per poter parlare del complesso e aggrovigliato mondo delle emozioni, sia dal punto di vista della psicologia che della Mindfulness.

Siamo in balia delle emozioni?

Nel film, alla sala dei comandi della mente di Riley si alternano di volta in volta le varie Emozioni (uso la maiuscola per dare rilievo alla loro personificazione), ognuna risoluta a prendere in mano la situazione giocando il proprio ruolo nell’esperienza e nelle interazioni sociali di Riley.

Inside-Out-Cinema
Si potrebbe così essere indotti a pensare che ogni nostro processo psichico sia organizzato gerarchicamente sotto la dirigenza preponderante delle emozioni, come padrone indiscusse della nostra mente.
Di fatto, un’analisi più attenta del film può aiutarci a comprendere che i nostri contenuti psichici non siano solo la semplice risultante di un meccanismo automatico e lineare indotto dalle emozioni, ma che essi emergano da processi interattivi che la Persona crea e ricrea mentre è immersa in un continuo flusso esperienziale.
Ovvero, non soltanto le emozioni guidano la nostra percezione del mondo, ma esse stesse a loro volta prendono forma e si muovono a seconda dei significati che, di volta in volta, la Persona attribuisce alle proprie esperienze.
Ad esempio, nella scena in cui il padre della piccola Riley le intima che se non mangerà i broccoli non avrà il dolce, la Rabbia corre al comando per proteggere Riley da una possibile ingiustizia sociale: la rabbia in questo caso emerge a partire dal significato di “ingiustizia” che Riley percepisce nel non poter ricevere il dolce, e nel significato che attribuisce alla necessità di ribellarsi a ogni tipo di ingiustizia.
Il modo in cui ci sentiamo emotivamente emerge dal flusso di tutti i contenuti che ci passano per la testa, e a sua volta la costruzione dei significati prende forma anche dal nostro sentire e dalle nostre emozioni.
La dinamica tra percezioni, sensazioni, idee, significati ed emozioni è interattiva e circolare, sempre in movimento, mentre la persona semplicemente fa esperienza, vive.
Così, penso sarebbe riduttivo dedurre dal film che siamo totalmente disarmati e in balia di emozioni che prendono il sopravvento su di noi, anche se in più di qualche caso è questo quello che accade, quando lasciamo la nostra “sala dei comandi” senza alcuna “supervisione”.

Chi è il pilota?

Qual è il “pilota” che è dentro di noi, che rimane saldo e solido in mezzo alle tempeste emotive della vita?
Nella Mindfulness o meditazione si fa riferimento a un “Io osservatore” per intendere quella qualità innata, che tutti noi possediamo, di poter osservare dal “di dentro” l’intero flusso della nostra esperienza interiore: percezioni, sensazioni fisiche, pensieri, emozioni.
L’Io si fa testimone di tutti i contenuti psichici della propria dimensione interiore, senza “reagire” automaticamente ad essi, senza controllarli, senza respingerli; semplicemente si rende sempre più abile a osservarli e a entrare in un rapporto equilibrato con loro. Potremmo forse chiamarlo autocoscienza.
Anche nella Psicologia dei Costrutti Personali si rintraccia questo aspetto importante della nostra esperienza psichica, ovvero la qualità dell’” occhio che guarda se stesso”, per intendere appunto questa capacità di rendersi osservatori di tutto ciò che fluisce nella nostra coscienza.
Tuttavia, è una qualità che , sebbene innata e potenzialmente presente in tutti noi, va allenata costantemente perché possa svolgere il suo prezioso ruolo nella nostra esistenza.
Altrimenti, ecco che le Emozioni, così come il “Treno dei Pensieri” (come viene rappresentato nel film), e ogni altro contenuto mentale, prendono il controllo assoluto e indisturbato della nostra mente, facendoci reagire in modo automatico e inconsapevole agli eventi della vita.
E, come si vede nel film, a volte creano dei gran pasticci.

Ogni emozione ha il suo ruolo

La pellicola ben rappresenta l’importanza delle emozioni e l’effetto che esse possono avere nella nostra vita e nelle nostre interazioni sociali, soprattutto quando lasciate a se stesse.
Non solo esse hanno un impatto significativo nella realtà attuale che stiamo vivendo, ma come si vede nel film, possono “toccare” e modificare anche i ricordi del passato.
Emerge anche il ruolo ben preciso che ogni singola emozione svolge nella nostra esperienza psichica; ogni emozione è importante, e ognuna, in qualche modo, ha la funzione di “proteggerci” da potenziali pericoli o di aiutarci nell’elaborazione delle esperienze di vita.
Spesso, abbiamo la tendenza a etichettare le nostre emozioni come “positive” o “negative”: rincorriamo le emozioni positive, a volte cercando un’esaltazione del piacere sempre più forte, e vogliamo a tutti i costi evitare quelle negative, le sopprimiamo, nascondendole a noi stessi e agli altri.
E’ quello che succede anche in Inside Out: Tristezza è un’emozione considerata da tutti, e anche da se stessa, inutile e negativa, un’emozione bistrattata e relegata ai margini dell’esperienza emotiva; tant’è che Gioia, nell’anticipare il primo giorno di scuola di Riley, le ordina di restare confinata dentro all’esiguo cerchio della Tristezza.
Eppure la stessa Gioia dovrà imparare dall’esperienza… forse non a caso viene inviata in discarica, alla scoperta di una verità più profonda.
Tristezza “esiste” nella mente di Riley e nella nostra, e per quanto si cerchi di esiliarla dal nostro mondo emotivo, essa c’è, resta e ha un impatto tanto più profondo quanto più non le si dà l’attenzione che merita: potremo anche provare a relegarla dentro al suo cerchio, ma lei prima o poi uscirà e toccherà la nostra vita interiore, i nostri ricordi, la nostra percezione del mondo.
Forse, tanto vale ascoltarla… potrebbe avere qualcosa di molto importante da dirci.
Come afferma Dacher Keltner, lo psicologo consultato dal regista Pete Docter per la creazione di questo film, “Inside Out offre un nuovo approccio alla Tristezza, è lei che chiarifica, che fa capire cosa è andato perduto (in questo caso l’infanzia) e che muove tutta la famiglia verso nuove identità”.
Tristezza ha un ruolo davvero importante, ed è solo restando pienamente in contatto con quest’emozione che è possibile sperimentare una gioia più profonda e più solida.
Questo è anche quello che suggerisce il grande Maestro zen Thich Nhat Hanh quando evoca l’immagine “No fango, no loto”: sofferenza e felicità non sono separate, ma strettamente connesse tra loro, l’una non può esistere a prescindere dall’altra.
Ed è così che alla fine del film, è solo dall’unione profonda tra Tristezza e Gioia, dal loro prendersi serenamente per mano, che torna a regnare una pace interiore e una connessione emotiva profonda con gli altri – in questo caso con i genitori di Riley.
Il film ci insegna così una preziosa lezione di vita: l’importanza di accogliere pienamente ogni emozione e di permettersi di conoscerla profondamente. Anziché, semplicemente, reagire ad essa.
Questo è quello che ci si propone di fare quando si medita: accogliere ogni esperienza interiore, qualunque essa sia, per osservarla e comprenderla a un livello più profondo.

Quale posto hanno le emozioni nelle relazioni con gli altri?

L’importanza del ruolo di Tristezza nella vita emotiva emerge anche dalla scena del film in cui Bing Bong, l’amico immaginario di Riley, piange sconsolato per la perdita del sogno di accompagnare la piccola Riley sulla luna.
Soltanto Tristezza è in grado di accogliere e comprendere il suo dolore, di sedersi accanto a lui, ascoltarne il pianto, immergersi nella sua tristezza, stabilendo una comunicazione empatica.
Ed è solo allora, quando la tristezza è accolta e compresa, dentro di sé e entro lo spazio relazionale in cui ci si muove, che essa si alleggerisce.
L’empatia, intesa come la capacità di mettersi nei panni dell’altro, è resa possibile solo dalla capacità di essere in sintonia innanzitutto con le proprie emozioni, permettendo a se stessi di sperimentare e conoscere profondamente l’intero range delle proprie emozioni, accogliendole, abbracciandole, sedendosi con loro.
Come possiamo comprendere il dolore di un’altra persona, se ancor prima non ascoltiamo e accogliamo il nostro?
Quanto più si sta “comodi” con la propria tristezza, tanto più si sarà in grado di sedersi accanto a quella degli altri; lo stesso vale, ovviamente, anche per tutte le altre emozioni.
Come dice ancora il maestro vientnamita Thich Nhat Hanh “Ascoltare profondamente è sapersi fermare e sapersi far pervadere da ciò che si ascolta, diventando uno con esso, che provenga dall’interno o dall’esterno di noi.” (Thich Nhat Hanh, Un ascolto profondo).
Occorre ascoltarsi pienamente, essere intimamente connessi con le proprie esperienze interiori, per essere totalmente presenti per le emozioni delle altre persone.

Siamo le nostre emozioni?

Quanto dura un’emozione? L’emozione che ci sta attraversando, definisce una volta per tutte chi siamo? Quell’emozione è la totalità dell’esperienza o una parte di essa?
In Inside Out si vede bene come le emozioni passano e si alternano, a volte anche molto velocemente, alla consolle dei comandi della mente di Riley.
Un’emozione non resta per sempre. E non è sempre la stessa ogni volta.
Come ogni cosa, anche le emozioni sono soggette al divenire del tempo, al mutare degli eventi, al cambiamento. Sorgono, crescono, assumono sfumature diverse, di momento in momento, si placano, muoiono. E poi risorgono ancora, e ogni volta in modi diversi.
Sono flessibili, mutevoli, mai statiche.
Eppure talvolta le diamo per scontate, credendo di conoscerle già. O le razionalizziamo.
O ci lasciamo sopraffare al punto da identificarci totalmente con quell’emozione, come se noi e tutta la nostra vita fossimo soltanto quell’emozione.
Eppure, a ben guardare, ogni emozione è solo una parte dell’esperienza che stiamo vivendo in ogni momento.

“Dovresti prendere coscienza del fatto che un’emozione è soltanto un’emozione: arriva, dura un certo tempo, e poi se ne va. Perché mai si dovrebbe morire per un’emozione? Tu sei qualcosa di più delle tue emozioni.” Thich Nhat Hanh

Prendiamoci cura delle emozioni con la Mindfulness

Inside Out ci insegna quanto siano importanti le emozioni nella nostra vita interiore e sociale, e quanto sia importante perciò esserne consapevoli e prenderci cura di esse, per non lasciare la consolle dei comandi in balia di ogni tempesta emotiva.
La pratica della meditazione ci offre un metodo per restare seduti con le nostre emozioni, per entrare in profondo contatto con esse, ascoltarle, comprenderle, trasformarle.
Essenzialmente, la pratica meditativa ci insegna a riconoscere in modo consapevole le emozioni che ci attraversano, ad accogliere totalmente qualunque emozione sia presente, ad abbracciarla amorevolmente, e infine a praticare un’osservazione profonda che ci permetta di esplorare con curiosità quell’emozione, comprendere- non ad un livello razionale, ma più profondo- da cosa è stata originata, come si manifesta, quali sono le sue radici.
Osserviamo la mutevolezza delle nostre esperienze interiori senza identificarci.
Siamo consapevoli e presenti per le nostre emozioni, e in questo modo possiamo raggiungere una comprensione risvegliata che ci indica cosa fare o cosa non fare per trasformare la situazione che stiamo vivendo.
Così, abbracciando in modo consapevole qualunque emozione sorga nel nostro spazio interiore, si ha la possibilità di avere una stazione di controllo più equilibrata, diversificata, saggia e pienamente presente a se stessa.
Diventiamo multi-dimensionali, più centrati, più flessibili, più aperti e più amorevoli.

Nashira Laura Andreon

Psicologa psicoterapeuta

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