Home » Mindfulness » Genitori Mindfulness | Magari finisci che ti diverti!

Genitori Mindfulness | Magari finisci che ti diverti!

Ho un figlio, che non è come me l’aspettavo.

Diciamo pure che per molti versi è il mio opposto. Io così pacata, mai sopra le righe, misurata, non ero preparata ad un bambino chiassoso, in moto perpetuo e dalla personalità così forte e decisa. Ne è venuto fuori che stargli accanto è la più significativa lezione che mi potesse essere offerta.

Scalare la marcia e cambiare passo

Nella vita mi sono per lo più mossa al ritmo di “giusto/sbagliato”, convinta che la cosa migliore per evitare errori fosse informarsi, programmare i passi successivi e non lasciare nulla al caso.
Quando si tratta di diventare genitori la barca dei “programmatori proiettati verso il futuro” è ben popolata.
Si leggono libri per sapere tutto di come crescere un figlio prima ancora che nasca, si fa una selezione delle scuole migliori, delle attività/sport/corsi imperdibili e via dicendo. Il tutto è basato sulle nostre convinzioni rispetto a ciò che è giusto, spesso ben radicate e poco flessibili. In quanto tali lasciano spazio limitato, o addirittura nullo, al sentire, percepire, osservare ciò che ci circonda e le persone con cui siamo in relazione.

Se si parla di genitorialità sono due i rischi in agguato: perdere di vista chi sia, al di là delle nostre convinzioni/aspettative/proiezioni, il figlio che ci è venuto in sorte e perdere il focus su quella che è la vita con i nostri bambini adesso.

Seguire il flusso

Il mio incontro con la mindfulness è arrivato grazie alla presa di coscienza del fatto che non stavo incontrando mio figlio. Avevo ben chiaro tutto ciò che lui non era o non “era abbastanza”. Se fosse stato “più qualcosa” e “meno qualcos’altro” mi avrebbe reso la vita più semplice, avrei saputo cosa fare, sarebbe stato più comprensibile e gestibile.

Fortunatamente gli altri ci guardano e nel migliore dei casi ci rimandano le loro osservazioni.
La mia sequela di proibizioni e l’insistere in una linea educativa prestabilita e avulsa dal contesto erano il chiaro segno che non stavo vedendo il mio bambino per quello che era. Tornare indietro non era possibile. Crocifiggermi per ciò che era stato non era utile.

E allora mi sono fermata. Mi è tornato alla mente un momento molto preciso del parto quando, al limite delle forze, ho realizzato che era uno sforzo insensato combattere un dolore impossibile da evitare e controllare. Molto più proficuo sarebbe stato una sorta di “abbandono consapevole”, ovvero seguire il flusso di ciò che accadeva. Notevole il fatto che il cambio di marcia sia stato percepito da chi mi stava vicino. La mia ostetrica in quel caso, che senza bisogno di spiegazioni ha colto la mia differente predisposizione dicendomi che da quel momento in poi il dolore non sarebbe scomparso ma ero sulla buona strada per collaborare con mio figlio alla sua venuta al mondo.

Sylvia Boorstein, insegnante di Dharma e meditazione mindfulness, scrive: “la consapevolezza è l’accettazione cosciente dell’esperienza corrente, un aprirsi al momento presente per riceverlo, piacevole o spiacevole che sia, così com’è, senza afferrarlo per prenderlo, senza respingerlo per rifiutarlo”. E così, qualche anno dopo, mi sono aperta alla possibilità di continuare a sperimentare ciò che avevo già assaggiato senza rendermene conto: la presenza.

Genitori a lezione dai figli

Essere mindfulness significa proprio prestare intenzionalmente attenzione al momento presente, in modo non giudicante. Essere presenti, qui ed ora. Per i bambini si tratta di un’attitudine naturale. Immaginate di uscire di casa con un preciso programma… dopo un paio di metri è probabile che vostro figlio sia già in ginocchio per terra, in totale adorazione di una colonia di formiche, e potrebbe restarci per ore. Per il bambino è il presente che conta, non quello che potrebbe essere dietro l’angolo, non ciò che porterà verso l’obiettivo. Sulla strada verso l’età adulta il più delle volte perdiamo questa propensione ma i nostri figli possono aiutarci a farne di nuovo esperienza, a patto di essere disponibili a fermarci e a farci coinvolgere. Teniamo a mente che il presente è l’unica cosa alla quale abbiamo diretto accesso e sulla quale abbiamo immediata possibilità di azione.

Giusto … per chi?

Quando si diventa genitori spesso risulta chiaro che ciò che abbiamo letto o ci è stato consigliato da chi ci è già passato raramente funziona come ci saremmo aspettati. Documentarsi sul “come si fa” è perfettamente lecito ma nella realtà abbiamo poi a che fare con il nostro di figlio e con noi stessi come genitori. Ciò che “va fatto” non può avere valenza universale semplicemente perché ogni bambino viene al mondo con il proprio temperamento e con le proprie caratteristiche.

Crescere un figlio è un processo che ci chiama a ricreare il nostro mondo ogni giorno. Nel momento in cui si ritiene di aver capito tutto, tutto cambia e il rischio è quello di sentire la frustrazione di dover iniziare da capo. A meno che non si apprezzi il percorso stesso, quello che ci permette di crescere con i nostri figli tutta la vita. La sfida è trovare la strada giusta per noi e per farlo è necessario fare affidamento sul nostro mondo interno e sulle nostre esperienze, positive e negative.

Ecco che osservare senza giudicare diventa un’opportunità per una genitorialità autentica piuttosto che perfetta, per rispettare noi stessi e i nostri figli, per conoscerci un po’ meglio e comprendere le modalità che tendiamo a mettere automaticamente in atto in determinati momenti.

Genitorialità mindfulness

Secondo Kabat-Zinn, massimo esperto occidentale della pratica mindfulness, una genitorialità mindfulness mette l’accento su tre aspetti: empatia, sovranità e accettazione.

Empatia

Con empatia si intende la nostra capacità di compassione e sensibilità nei confronti dei nostri bambini. Significa cercare di mettersi nei loro panni per capire come si sentono e cosa provano. Spesso quando il bambino ci fa disperare ci focalizziamo sull’obiettivo: farlo smettere, e la ricerca alla strategia giusta sposta lo sguardo dalla piccola persona che abbiamo davanti al nostro bisogno.

Esercitiamoci allora a vedere il mondo dal punto di vista dei nostri figli, cercando deliberatamente di “lasciar andare” il nostro. Pochi minuti ogni giorno, come esercizio, per ricordarsi chi è questo bambino, come incontra il mondo e cosa sta sperimentando. Mettersi alla loro altezza non è facile, conoscere richiede tempo ed esercizio ma vedendo in modo più chiaro potremo rispondere in modo più efficace. E quando inseriamo il pilota automatico o sbottiamo non vale la pena giudicare noi stessi né far finta di nulla. Molto più utile accettare in modo acritico quello che è successo, fare un passo indietro e prendere un paio di respiri profondi per ottenere una prospettiva diversa sulla situazione.

Per trovare la propria personale strategia è utile cercare di immaginare come noi appariamo dal punto di vista dei nostri figli. Loro testano i nostri limiti e nei loro occhi vediamo riflesso il meglio e il peggio di noi stessi. Siamo disposti ad avere a che fare con tutto lo spettro delle emozioni?

Per essere empatici è indispensabile imparare a distinguere le nostre sensazioni da quelle dei nostri bambini. Chiediamoci allora: cosa mi provoca quello il bambino sta facendo? qual è la sensazione che sento? dove la sento nel mio corpo? la riconosco? a cosa mi rimanda? a cosa sto reagendo in realtà?

Immaginate che vostro figlio torni a casa da scuola materna, triste perché non gli è stato permesso di giocare con gli altri. Ascoltando il suo racconto la prima reazione potrebbe essere quella di chiamare il personale della scuola per risolvere il problema immediatamente. Se ci prendiamo il tempo per fermarci e ascoltare noi stessi potrebbe succedere di vedere l’evento da una diversa angolazione. Può essere che la mia reazione abbia a che fare con il fatto che io stesso mi sentivo escluso da bambino? potrebbe essere si sia sentito escluso solo oggi, ma non è una cosa che accade di solito? sto reagendo in base alla mia personale esperienza passata o in base alla situazione attuale?

Sovranità

Con il termine sovranità ci si riferisce al fatto che i bambini sono individui differenziati da noi, persone uniche con il diritto di esprimersi, essere ciò che sono e non ciò che noi vorremmo. Il nostro compito è riconoscere la loro originalità e onorarla. Come genitori essere sintonizzati e consapevoli aiuta a creare uno spazio in cui possano crescere e cambiare nei modi che sono migliori per loro. Ciò è molto diverso dal lasciare che esercitino il loro volere senza limiti, diventerebbero prevaricatori. La sovranità e la libertà di ognuno sono interconnesse a quelle degli altri, rispettando la sovranità dei bambini insegniamo loro anche a rispettare gli altri e noi come genitori.

Accettazione

Posto che nostro figlio non è la nostra copia in formato mini, veniamo sfidati ad accettarlo e amarlo a prescindere. Sentirsi accettato sia per i propri errori che per la propria parte amabile è una condizione che permette al bambino di costruire la stima di sé in un clima di fiducia, senza la costante paura di essere rifiutato a causa della eventuale incapacità di soddisfare le aspettative. È una consapevolezza che aiuta a crescere sereni e ad esplorare il mondo con curiosità.

Accettazione non ha nulla a che vedere con passività e giustificazione. “Lasciar correre” è la modalità tipica della giustificazione ed è di finto aiuto perché evita di gestire i problemi. La comprensione è la chiave per affrontarli in modo costruttivo e per far percepire ai nostri figli che le critiche non sono attacchi per sminuirli, bensì incoraggiamenti a migliorarsi.

Come iniziare?

Il modo migliore per iniziare a praticare la Mindfulness è semplicemente quello di cominciare, magari nei piccoli gesti della vita quotidiana perché sono proprio quelli a rappresentare il momento presente. Ecco qualche spunto:

  • Quando cambi il pannolino a tuo figlio lascia cadere tutti i pensieri rispetto al “cosa devi fare”. Concedi del tempo a te stesso e al tuo bambino per farvi delle coccole e parlare mentre lui è disteso sul fasciatoio. È quello il tuo posto in quel momento.
  • Quando lo porti all’asilo o a scuola prova a ricavare qualche minuto extra e vedi quella passeggiata come un momento da trascorrere mano nella mano. Cogli i suoi inviti, magari fermati a guardare quel formicaio prima di arrivare a destinazione. E porta con te la sensazione per il resto della giornata.
  • Hai già ascoltato la stessa storia almeno 10 volte, lo sai benissimo come va a finire. Concentra la tua attenzione sulla felicità nella voce di tuo figlio mentre la racconta. Guarda l’espressione del suo viso e lo scintillio nei suoi occhi.
  • Poche cose sono stressanti come mettere a letto un bambino che non vuole dormire. Accarezzagli la schiena, senti la pelle liscia, inspira e immergiti nel suo profumo di bambino. Ascolta quello che ha da dire, spesso nel buio della notte escono le riflessioni più sagge.

Ed io? io ho scoperto che mio figlio non è solo un concentrato di energia pronto ad esplodere ma è anche spassoso, curioso, acuto. Ci divertiamo. E mi sono pure resa conto che mi somiglia molto più di quanto pensassi, bastava guardarlo.

Silvia Battistello
Psicologa Psicoterapeuta

Consulenza psicologica e psicoterapia in lingua madre per italiani in Svezia.
Riceve a Malmö presso il centro Utsikt – Terapi och Friskvårdscentrum, Spångatan 20A
http://www.silviabattistello.com
pagina facebook: Silvia Battistello psykolog psykoterapeut
e-mail: battistello.s@gmail.com

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*