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Gli europei di calcio fanno bene alla salute

Guardando gli europei di calcio si risveglia l’orgoglio nazionale e ci sentiamo italiani al 100%.
Perché? Cosa scatta nelle persone? E perché quando la nostra squadra vince, ci sentiamo bene?

Europei 2016.

Le bandiere svolazzano alle finestre, i locali e i parchi pubblici si attrezzano per le proiezioni, le persone si organizzano per vedere le partite, silenzio di tomba per le strade durante le competizioni, i boati che giungono dagli spettatori di fronte alla tv 50’’ prima del gol in streaming (fine dell’effetto sorpresa!).

E poi, al fischio finale, un senso di orgoglio nazionale mi pervade inaspettatamente, con una commozione così acuta che mi imbarazza anche un po’. Mi accorgo che esco di casa con un senso di fierezza addosso, quasi che avessi appena compiuto un’impresa eccezionale. Incrocio gli sguardi di altri “italiani” come me, ci scambiamo un sorriso complice, di chi condivide un grande merito, ma senza ostentarlo troppo.

Bei momenti. Il tutto dura qualche minuto, la scena si ripete e poi improvvisamente, mi rendo conto che stiamo parlando di calcio! Io che il calcio non lo seguo, io che tutti quei soldi ai calciatori ci si potrebbero fare tante cose utili, io che il calcio ci vogliono solo distogliere dalle cose importanti.

Devo quindi approfondire la cosa per trovare immediatamente una giustificazione credibile e scientifica al mio comportamento! E mi viene in soccorso il manuale di psicologia sociale dei tempi dell’università, 620 pagine di teorie sui processi cognitivi e sociali. Già mi sento meglio.

Innanzi tutto le statistiche. Il 91% delle persone dichiara di vedere le partite in occasione degli ultimi mondiali di calcio. Questo significa che la percentuale di chi assiste alle competizioni internazionali è molto alta e include anche persone che solitamente non seguono il calcio.

Perché?

Il concetto di identità sociale spiega bene questo fenomeno.

Secondo questa teoria, ci costruiamo la nostra identità, il “chi siamo”, a partire dai gruppi di cui facciamo parte e dalle sensazioni che questa appartenenza ci suscita.

Da qui deriva in gran parte la nostra autostima. Far parte di gruppi valutati positivamente ci fa sentire bene con noi stessi e col mondo, perché ci permette di risplendere di luce riflessa. In questi casi tendiamo ad accentuare il senso di appartenenza.

Ovviamente ognuno di noi appartiene a più gruppi e ci sono delle condizioni che rendono accessibile di volta in volta questa o quella appartenenza di gruppo.
Ad esempio se siamo all’estero e sentiamo qualcuno che parla la nostra lingua, si attiva subito in noi un senso di identità nazionale, nel bene e nel male, che ci accomuna e allo stesso tempo distingue dagli altri.
In questi giorni di Europei, la città è piena di simboli che sollecitano il sentirci “azzurri”: bandiere e maglie della nazionale, inni, conversazioni, articoli di giornale.
E la contrapposizione col gruppo altro enfatizza ancora di più il senso di appartenenza (la Spagna, la Germania, etc).

Nel caso degli Europei, c’è anche un altro elemento che rafforza il senso di coesione nazionale e che è il desiderio di rivalsa, contro tutti i pronostici che vedono l’Italia come sfavorita.

Alcuni studi hanno dimostrato anche che questo senso di connessione tra membri del gruppo ci protegge sia fisicamente che psicologicamente, ci fa sentire meno soli (Daniel Wann, Murray State University del Kentucky).

E allora non resta che accomodarci sul divano e Forza Italia!

Elisa Vezzi
Psicologa e Psicoterapeuta

 

 

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