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Sheldon B. Kopp - Se incontri il Buddha per la strada uccidilo - Psichedintorni.it

Se incontri il Buddha per la strada uccidilo di Sheldon Kopp

Sheldon B. Kopp, in questo libro guida per il pellegrino spirituale moderno, racconta come affrontare il viaggio nella psicoterapia e nella vita.

Leggendo questo libro, a volte ti perdi e dimentichi da dove eri partito e poi improvvisamente ti viene rovesciata addosso una verità profonda (o per meglio dire una delle verità possibili) e torni attento alla lettura con tutti i sensi aperti.

Ho letto questo libro due volte per meravigliarmi ancora di quello che vi ho trovato, per scoprirmi a volte totalmente coinvolta ed entusiasta, altre volte assorbita lievemente in qualche racconto, altre volte un po’ disorientata, oppure incuriosita dalla storia personale di questo psichiatra così sincero da scoprire in queste pagine tutte le sue carte da gioco.

Ogni volta che leggo dei libri importanti, vorrei incastonarmi a livello profondo le intuizioni che condividono. E invece alle seconde letture mi scopro a stupirmi di nuovo e ancora come se nulla fosse stato seminato. Mi consolo pensando che in realtà a livello profondo quelle parole avranno prodotto qualche traccia apparentemente invisibile ma attiva.

E così, in questa recensione, voglio essere schematica per imprimere i punti salienti di questo percorso narrativo.

Ecco alcune questioni essenziali che l’autore Sheldon Kopp discute.

La vita non può essere questo

Ogni uomo ha pensato o lo pensa tuttora con insistenza che:

la vita non può essere proprio ciò che sembra, che ci debbano essere segni o significati nascosti, che non possa essere tutto qui, solo questo, quest’altro e nulla più. Non possiamo sopportare di dover vivere la vita così com’è, senza rassicurazione, senza essere speciali, senza neppure qualche spiegazione consolante.

Siamo come tanti piccoli Kafka, che cerchiamo disperatamente di comprendere le regole del gioco perché tutto possa risolversi, il dolore, la confusione, i dubbi, le solitudini, la mancanza di senso, la morte.

La vita è proprio ciò che sembra, un fardello mutevole, ambiguo, effimero, misto.
L’universo è casuale, non guidato da leggi logiche o morali. Vedere questo fa paura.

Guarire dall’illusione

Il paziente (traducibile come ciascun essere umano in cammino) possiede già tutto il necessario per “guarire” (inteso come smettere di mitizzare qualcuno o qualcosa di esterno e riappropriarsi della propria umana autoefficacia);
non ha bisogno di un guru che lo salvi e che si prenda cura di lui, che gli mostri la strada;
deve riconoscere la propria forza.
Eppure lo cerca (il maestro), lo cerchiamo, a volte per tutta la vita.

In modo testardo, inesorabile, cerchiamo il saggio, lo stregone, il genitore buono o qualcun altro che ci mostrerà la strada.

Il terapeuta insegna al paziente non tanto le istruzioni di vita, ma offre la guida all’accettazione della loro esistenza imperfetta, finita, in un mondo ambiguo e incontrollabile. Quelli che sono definiti i maestri, i guru, sono semplicemente i membri più straordinariamente umani della comunità.

Il paziente insiste che ci deve essere qualche significato che non ha ancora afferrato, altrimenti non sarebbe così infelice. Se solo il terapeuta potesse spiegargli. Il punto è che non c’è alcun punto.

La vita non è mai risolta

Le persone credono di giungere a un momento in cui tutti i loro problemi saranno risolti (redenzione psicologica). Ma la vita è un susseguirsi di nuovi problemi e nuovi cammini. Non si arriva mai.

Non saremo mai al di là dell’errore. Nulla di importante rimane risolto una volta per sempre, finalmente e per l’eternità.

Elenco escatologico della biancheria 

Alla fine del libro, Sheldon Kopp elenca una serie di intuizioni senza fronzoli.
Ne riporto solo alcune, tra quelle che trovo più originali:

  • non c’è alcuna ragione particolare per cui non hai ricevuto alcune cose
  • nessuno è più forte o più debole di te
  • se hai un eroe, dagli uno sguardo: in qualche modo hai diminuito te stesso
  • il progresso è un’illusione (decontestualizzata si può fraintendere, ma la metto lo stesso, per mia memoria)
  • che strano che tanto spesso tutto sembri valer la pena (il tono del libro è gioioso e ironico)
  • cosa sai…con sicurezza…ad ogni modo?
  • impara a perdonare te stesso, più e più e più e più e più volte..

Le frasi virgolettate sono prese dalle parole dell’autore nel libro.

Elisa Vezzi
Psicologa e Psicoterapeuta

2 commenti

  1. Ciao Elisa, pensa che ho letto questo libro quando facevo l’università, sui 23 anni circa. Non ricordo nulla naturalmente ma tu nei hai reso bene il senso. Ciao da Catia

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