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Io e la Mindfulness: come ho fatto amicizia con me stessa

Ho iniziato ad avvicinarmi al concetto di presenza mentale quando avevo circa 20 anni. All’epoca studiavo e lavoravo e avevo delle giornate molto intense. L’unico giorno libero era il sabato e concentravo in quella giornata tutto il mio desiderio di libertà e le mie “frustrazioni” per il poco tempo libero.

I miei sabato stavano quindi diventando degli incubi, per come li saturavo di aspettative e promesse.

L’incontro con la meditazione

A quel tempo ero molto stressata (e avevo solo 20 anni!) e mi avvicinai allo yoga per imparare a conoscermi e a rallentare un po’.

Per fortuna conobbi una bravissima insegnante di yoga, che divenne poi un’amica e un punto di riferimento. Lei mi ha insegnato le prime tecniche di meditazione, per aiutare la mente a riposare, non assecondando la sua compulsione a vagare in mille direzioni.

Poi ho incontrato il mio primo centro di meditazione dove ci riunivamo il mercoledì sera. Quello che facevamo era molto semplice ma estremamente utile per la mente. Sedevamo consapevoli del respiro, camminavamo, leggevamo e condividevamo le nostre esperienze sulla pratica.

Stavo iniziando ad apprezzare il piacere dato dalla mente quando è quieta, un piacere molto diverso da quello che si crea quando la mente è stimolata da qualcosa.

Nel novembre 2012 poi mi trasferii in Veneto, a Mestre. Appena arrivata cercai subito un centro di meditazione e trovai un gruppo che si riuniva ogni settimana per respirare, camminare, condividere. Fu una vera gioia per me trovare quel luogo, perché rappresentava un elemento familiare in un contesto ancora estraneo.

Qui incontrai Nashira, con la quale iniziammo fin da subito a trovare affinità e sintonia.
E nacque Psiche Dintorni, un progetto per diffondere consapevolezza e cultura psicologica tra le persone.

La scoperta della Mindfulness

Poco dopo, era l’inizio del 2013, scoprii che a Venezia il centro Kagyu ospitava i docenti della Mindfulness Association per un percorso annuale sulla Mindfulness, di cui avevo già sentito parlare in passato dal prof. Didonna ad una lezione della scuola di psicoterapia.

Era iniziato oramai un viaggio senza ritorno che oggi amo e apprezzo moltissimo.

Lì conobbi tra gli altri Rob Nairn che mi colpì per il suo modo estremamente chiaro e diretto di insegnare. Mi risuonano ancora dentro le sue parole: “la mente è un insieme caotico di schemi abituali”, “siamo un casino compassionevole”. Che sollievo sentire che qualcun altro aveva idea di tutto quello che accadeva dentro di me ogni momento e scoprire che era così per tutti.

Avere di fronte una persona esperta che studiava da tutta la vita il funzionamento della mente umana e che sapeva come allenarla per farle abbandonare le abitudini dannose e permetterle di svelarsi, mi diede una scossa incredibile.

Volevo assolutamente imparare a uscire da questi vicoli ciechi della mente ed essere libera dalla sua reattività meccanica, aiutarla a esprimere tutte le sue potenzialità.

Ho conosciuto molti insegnanti preziosi in questo viaggio finora. Tutti mi hanno concesso di vedere un po’ più in là.

Noi sentiamo e vediamo ciò che siamo abituati a sentire e vedere e questo può limitarci.

Cosa sto imparando

La pratica di Mindfulness per me è stata ed è un percorso di conoscenza e amicizia con la mente e il corpo. Mi ha permesso di apprezzare quello che c’è di bello ora, proprio in questo momento.

Oggi la pratica per me si sta concentrando su un aspetto essenziale che è il permettere all’esperienza di essere quella che è. Se mi sento tesa, mi permetto di essere tesa. Se mi sento rilassata, mi permetto di essere rilassata. So che sono stati transitori, che mi attraversano e stanno con me un po’ e poi se ne vanno. Come nuvole nel cielo. Ma cosa succede se inizio a soffiare con tutta la mia forza per spazzare via le nuvole?

Quando pratico, la mia mente in automatico verifica che quella che sta accadendo (dentro e fuori) sia adeguato. Quindi è come un sensore che vede e giudica quello che c’è emettendo reazioni. Come potete immaginare le cose spesso sono diverse da come noi ci aspettiamo e in quei casi accade una leggera ma inevitabile incrinatura interiore. Se posso vedere quella incrinatura e smettere di farmi coinvolgere, sono libera da uno schema che mi porterebbe a cercare soluzioni e sentirmi insoddisfatta. Quando mi accorgo che sto provando a soffiare via le nuvole, mi fermo e smetto di farlo.

Questo è solo un esempio di come agisce la pratica che è una sorta di laboratorio esperienziale dove abbiamo l’opportunità di assistere all’emergere dei nostri schemi abituali di pensiero, rispondendo a essi in modo nuovo, scelto, consapevole, non automatico.

La mente è plastica e si riplasma di conseguenza e questo crea un ambiente interiore sicuro e confortevole.

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Elisa Vezzi
Psicologa e psicoterapeuta

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