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Immagine dell'opera "La pluie"di Folon a Firenze

Sofferenza e Mindfulness

Fuga dal dolore

Nella propria vita, ogni essere umano, in genere, sperimenta una certa quota di dolore, che può essere di natura fisica o psicologica: ferirsi, essere rifiutati da qualcuno, venir traditi, perdere le persone amate, ammalarsi, fallire.
Condividiamo con gli altri individui anche un certo senso di vulnerabilità che deriva dall’essere mortali e che ci viene ricordato ogni volta che qualcuno intorno a noi muore o si ammala seriamente.
Sebbene tutto questo sia piuttosto evidente e universale, la società odierna ci insegna ad allontanare da noi il dolore, il disagio, la noia e altri sentimenti sgradevoli per cercare ad ogni costo il piacere, la distrazione, l’eccitazione.
Siamo per gran parte del tempo attaccati a qualche strumento tecnologico, distratti da qualche intrattenimento o impegnati a far qualcosa, che non ci riserviamo quasi mai del tempo per prendere confidenza con i sentimenti spiacevoli.
Questo purtroppo finisce per farci assumere un atteggiamento di contrapposizione ed evitamento di queste esperienze, il che le rende più forti e condizionanti e, a lungo andare, ci lascia incapaci di entrarci in relazione.
E allora cosa c’entra la Mindfulness in tutto questo? Adesso ci arriviamo.
Dobbiamo prima fare una premessa.

Lo spazio tra noi e ciò che accade
Il rapporto che un individuo ha con la realtà che lo circonda (eventi, persone, se stesso) non è mai diretto e immediato, ma filtrato attraverso i propri modi personali di dare significato all’esperienza.
Facciamo un esempio: sto passeggiando per strada e improvvisamente mi accorgo che sul marciapiede opposto sta camminando un amico che non sento da un po’, non dà segni di avermi visto e non mi saluta. Da questa situazione iniziale la mente comincia a fare delle supposizioni (leggasi interpretazioni della realtà):
1. pensare che l’amico era sovrappensiero e semplicemente non mi ha notato
2. rimuginare sul fatto che probabilmente non mi ha salutato perché devo avergli fatto qualcosa, in effetti non l’ho più cercato, avrei dovuto chiamarlo ecc ecc
3. raccontarsi che non mi ha salutato perché è un gran maleducato, non merita la mia amicizia, tra l’altro non mi ha più cercato, ma chi si crede di essere ecc ecc
Questo è ciò che intendiamo quando diciamo che in qualche modo siamo noi a costruirci la nostra rappresentazione della realtà esterna.
La mente umana funziona così. Non fa una valutazione oggettiva di un evento o una situazione, ma gli attribuisce un significato soggettivo, produce pensieri, immagini, concettualizzazioni, sensazioni e altri contenuti mentali, che a loro volta ne generano altri e così via.

Il dolore è diverso dalla sofferenza
Potremmo dire che, fatto 100 il dispiacere, 10 è il dolore insito nell’esperienza e dal quale non si può sfuggire e 90 è la sofferenza aggiuntiva, che possiamo chiamare “non necessaria”, che generiamo noi stessi attraverso l’atteggiamento di non accettazione di quella prima parte di dolore.
Facciamo un esempio.
Al venerdì inizio a sentire un fastidio alla gola, che sfocia in qualche colpo di tosse.
Questa è la parte di dolore non evitabile data dal fastidio oggettivo causato dal mal di gola.
Poi inizio a pensare:
“Ecco, lo sapevo, non dovevo uscire ieri sera, ho preso vento e non mi sono neanche divertita.”
“Adesso cosa faccio, non ho nulla per il mal di gola e le farmacie stanno chiudendo.”
“Dovrò stare rinchiusa nel week end se voglio essere in forma la prossima settimana per la partenza.”
“E se mi viene la febbre?”
“Che sciocca che sono stata a non portarmi neanche un foulard ieri!”
E così via.
Questa è la parte in più di sofferenza non necessaria, che la mente produce in automatico.
E’ vero che esistono eventi comunemente dolorosi come le malattie e le perdite di persone care, ma noi esseri umani abbiamo la capacità di soffrire per aspetti che vanno oltre il nucleo di dolore originario. Se riuscissimo a lavorare su questa fetta di sofferenza, saremmo liberi.
Perché la Mindfulness?
La pratica di Mindfulness ci insegna a riconoscere questi meccanismi mentali e ad osservarli in modo distaccato, così da poter essere liberi di scegliere se andarci dietro o meno.

Sperimentiamo la nostra tendenza a generare sofferenza non necessaria.

Prendiamo un foglio e una penna e iniziamo a scrivere 5 pensieri sgradevoli che ricorrentemente ci tornano in mente.

Proviamo poi a riconoscerli ogni volta che appaiono nei nostri pensieri.

 

 

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